International Theatre Institute ITI Messaggio per la Giornata Mondiale del Teatro 27 Marzo 2022

Articolo tratto da:
http://www.giornatamondialedelteatro.it/messaggio-internazionale-12.html

Cari Amici,

mentre il mondo – ora dopo ora e minuto dopo minuto – è sospeso in un flusso continuo, posso invitare tutti noi – in quanto creativi – a entrare nel nostro appropriato ambito, sfera o prospettiva del tempo epico, del cambiamento epico, della consapevolezza epica, della riflessione epica e della visione epica? Stiamo attraversando un periodo epico nella storia dell’umanità, e i cambiamenti profondi e significativi che stiamo vivendo nelle relazioni degli esseri umani con sé stessi, tra di loro e con mondi inumani, vanno quasi oltre le nostre capacità di afferrare, di articolare, di discutere ed esprimere.

Non stiamo vivendo in un ciclo di notizie che scorrono ventiquattr’ore su ventiquattro: stiamo vivendo ai margini del tempo. I giornali e i media sono del tutto impreparati e incapaci di trattare ciò che stiamo vivendo.
Dov’è il linguaggio, dove sono i gesti e quali sono le immagini che potrebbero consentirci di comprendere i profondi cambiamenti e le rotture che stiamo vivendo? E come possiamo trasmettere il contenuto delle nostre vite, in questo momento, non come reportage ma come esperienza?
Il teatro è la forma artistica dell’esperienza.

In un mondo sopraffatto da ampie campagne mediatiche, esperienze simulate, pronostici terrificanti, come possiamo andare oltre l’illimitata ripetizione di numeri per provare la sacralità e infinitezza di una singola vita, di un singolo ecosistema, di un’amicizia o la qualità della luce in uno strano cielo? Due anni di Covid-19 hanno smorzato i sensi della gente, ridotto le vite delle persone, spezzato i legami, e ci hanno collocato in uno strano ground zero dell’abitazione umana.

Quali semi c’è bisogno di piantare e ripiantare quest’anno, e quali sono le specie invasive e incolte che vanno completamente e definitivamente rimosse? Ci sono così tante persone sul filo del rasoio. C’è così tanta violenza che deflagra, in modo irrazionale e inaspettato. Ci sono così tanti sistemi costituiti che si sono rivelati strutture di ininterrotte crudeltà.

Dove sono le nostre cerimonie di commemorazione? Cos’abbiamo bisogno di ricordare? Quali sono i rituali che ci permettono alla fine di tornare a immaginare e cominciare a provare passi che non abbiamo mai eseguito prima?

Il teatro della visione epica, dello scopo, del recupero, della riparazione e della cura ha bisogno di nuovi rituali. Non abbiamo bisogno di intrattenimento. Abbiamo bisogno di riunirci. Abbiamo bisogno di condividere spazi, e abbiamo bisogno di coltivare questi spazi condivisi. Ci servono spazi protetti di profondo ascolto e uguaglianza. Il teatro è la creazione in terra dello spazio dell’uguaglianza tra uomini, dei, piante, animali, gocce di pioggia, lacrime e rigenerazione. Lo spazio dell’uguaglianza e del profondo ascolto è illuminato da una bellezza nascosta, tenuto in vita nella profonda interazione di pericolo, equanimità, saggezza, azione e pazienza.

Nel Grande Sutra dell’Ornamento Fiorito, Buddha elenca dieci tipologie di grande pazienza nella vita umana. Una delle più potenti si chiama Pazienza di percepire ogni cosa come miraggio. Il teatro ha sempre presentato la vita di questo mondo come somigliante a un miraggio, permettendoci di vedere attraverso l’illusione umana, la chimera, la cecità e la negazione con chiarezza e forza liberatrici. Siamo così convinti di ciò che guardiamo e di come lo guardiamo, che siamo incapaci di vedere e percepire realtà alternative, nuove possibilità, approcci diversi, relazioni invisibili e legami senza tempo.

Questo è il tempo di un profondo rinnovamento delle nostre menti, dei nostri sensi, delle nostre immaginazioni, delle nostre storie e dei nostri futuri. Questo risultato non può essere raggiunto da persone isolate che lavorano da sole. Questo è un lavoro che dobbiamo necessariamente fare insieme.
Il teatro è l’invito a fare questo lavoro insieme.
Un sentito grazie per il vostro lavoro.

Peter Sellars

Traduzione ad opera di Annalisa Lovat Compagnia Teatrale Colonna Infame

Considerato uno dei più innovativi e audaci registi contemporanei, Sellars ha ormai all’attivo oltre cento produzioni, tra teatro, opera, cinema e televisione. Nato a Pittsburgh nel 1957, egli giunge infatti al successo molto giovane, grazie a una serie di scelte decisamente anticonformiste e ad un’attenzione non comune verso i nuovi linguaggi e le forme espressive della tradizione orientale: non a caso, dopo la laurea ad Harvard, egli approfondisce la propria formazione in Cina, Giappone e India, prima di tornare in patria e vedersi affidare la direzione della Boston Shakespeare Company e, nel 1983, dell’American National Theatre di Washington.

Alla fine degli anni ottanta viene alla ribalta grazie a lavori come Nixon in China (1987), con musiche di John Adams e coreografie di Mark Morris, ma soprattutto con la messa in scena della trilogia operistica di Mozart e Da Ponte, sotto la direzione musicale di Craig Smith: Sellars scandalizza il pubblico americano ambientando Don Giovanni tra i neri del Bronx, Le nozze di Figaro in un grattacielo di New York e Così fan tutte in un postribolo.

La trilogia viene accolta con entusiasmo nei principali festival europei e inaugura una serie di allestimenti fortunati, che negli anni novanta lo confermano uno dei pochi registi capaci di confrontarsi in modo innovativo con l’opera e la tragedia classica, rivitalizzandole con un mai sopito impegno civile e sociale: Giulio Cesare in Egitto da Haendel (1990), La morte di Klinghoffer, tratto dalla cronaca del sequestro dell’Achille Lauro, San Francesco d’Assisi di Olivier Messiaen (1992, direzione musicale di Esa-Pekka Salonen), Mathis der Maler di Paul Hindemith, Le Grand Macabre di György Ligeti, Il mercante di Venezia di Shakespeare (ironicamente ambientato a Venice, in California), I Persiani di Eschilo, in una rilettura che allude esplicitamente alla Guerra del Golfo.

Nel cinema, intanto, oltre a lavorare con Godard nel leggendario King Lear, che lo vede nei panni improbabili di William Shakespeare V, dirige nel 1991 The Cabinet of Dr. Ramirez, pellicola ispirata a Il gabinetto del dottor Caligari e interpretata da John Cusack, Peter Gallagher e Mikhail Baryshnikov. Egli cura, inoltre, la regia della versione televisiva di alcune delle sue produzioni teatrali, raggiungendo un pubblico sempre più ampio, mentre sul palcoscenico si conferma uno dei più richiesti e apprezzati protagonisti della scena contemporanea, firmando, tra gli altri, nuovi lavori con il fido musicista John Adams (I Was Looking at the Ceiling and Then I Saw the Sky e El Niño, quest’ultimo in prima al Théâtre du Châtelet di Parigi nel 2000), Peony Pavillion (1998), tratto dall’opera del poeta cinese del ‘500 Tang Xianzu, The Story of a Soldier (1999), da Stravinskij, The Screens, di Jean Genet, L’Amour de Loin, di Kaija Saariaho, Children of Herakles (2002), da Euripide, e i due monologhi For an End to the Judgment of God e Kissing God Goodbye, rispettivamente di Artaud e June Jordan.

Direttore artistico del Los Angeles Festival (1990-1993), che ha saputo trasformare in un luogo di incontro privilegiato per culture ed etnie diverse, Sellars è professore ospite all’Ucla e ha inoltre diretto a Venezia la Biennale Teatro nel 2003 (dove ha allestito anche il suo The Love Cloud, tratto da un testo del poeta indiano Kalidasa). In occasione dell’anniversario per i 250 anni della nascita di Mozart, dirigerà a Vienna nel 2006 il New Crowned Hope, evento celebrativo destinato a coinvolgere l’intera città.